Come imparare a volersi bene

Sappiamo tutti che bisognerebbe volersi bene. Lo abbiamo sentito molte volte.

Raramente però ci è stato spiegato a cosa serve amarsi e ancora meno come si fa a mettere in pratica un concetto che sembra tanto bello quanto teorico.

L’idea di volersi bene lascia poi molto spazio a interpretazioni negative. Per molte persone è sinonimo di egoismo, vanità o narcisismo. Altri crescono con sensazioni di colpa per ogni scelta fatta per se stessi perché vista come qualcosa che toglie spazio ai doveri e alle cose da fare per gli altri. Il famigerato "senso del dovere"...

Altri ancora accettano che volersi bene è importante, ma quando arriva il momento di mettere in pratica questo concetto astratto, lo percepiscono solo come un ulteriore impegno che va ad aggiungersi alle mille cose da fare.

Cosa significa davvero volersi bene?

Volersi bene invece può essere prima di tutto un modo per toglierci un po’ di peso dalle spalle, per alleggerire la nostra vita e, indirettamente, quella degli altri.

Il corpo umano è programmato per interpretare in modo automatico i segnali che vengono dall’interno o dal mondo esterno. Ogni suono, ogni sostanza chimica, ogni immagine, ogni sensazione fisica e ogni pensiero viene identificato in primo luogo come un segnale pericoloso o un segnale sicuro.

I nostri pensieri, anche quelli rivolti a noi stessi, sono un elemento fondamentale nella complessiva sensazione di sicurezza o pericolo che viviamo a livello inconscio. Pensare e agire in modo benevolente, non violento e amorevole nei propri confronti significa dare un enorme e costante stimolo di sicurezza al corpo che risponde a sua volta con emozioni e sensazioni piacevoli.

Questo innesca i meccanismi di recupero e di riparazione che mantengono a loro volta il corpo in salute.

Al contrario, un auto-dialogo duro e giudicante sarà un ulteriore stimolo di pericolo che andrà ad aggiungersi ai tanti altri segnali di pericolo provenienti dall’esterno e dagli altri.

È affascinante pensare che gli stessi meccanismi che caratterizzano le interazioni tra mente e corpo regolano i rapporti tra le persone. I nostri pensieri non sono altro che la voce interiore con cui parliamo a noi stessi ma, a differenza delle parole pronunciate dagli altri, che sono fuori dal nostro controllo, in questo caso possiamo sceglierne noi il contenuto e il tono.

Il dialogo interiore diventa efficace quando comunichiamo direttamente con il corpo e fino ad arrivare alle cellule di cui consistiamo. Volersi bene diventa quindi come distribuire agio e benessere emotivo non solo al proprio corpo ma agli altri e al mondo che ci circonda.

Del resto sappiamo bene quanto meglio si sta in compagnia di persone serene, gioiose, creative e quanto più di aiuto questi individui riescano ad essere anche agli altri.

Ed è logico perché quello che danno a loro stessi non è prodotto togliendo qualcosa agli altri ma, al contrario, è creato da una forza interna, intima e profonda. Ed è da questa forza che scaturisce la capacità di vivere in modo sano, di lavorare in modo efficace, di aiutare gli altri senza fatica e di sentire come appagante la propria esistenza.

Tutto ciò non è frutto di un miracolo ma è quello che l’essere umano riesce a generare se vive con amore e armonia. Chi non si vuole bene dipende invece molto più dagli altri per sentirsi amato, dal successo economico per sentirsi felice, dai giudizi altrui per sentirsi realizzato.

Spesso si finisce con il chiedere affetto e attenzioni in continuazione e più si chiede meno si da e meno si riceve perché gli altri si allontanano. La ricerca di riconoscimento esteriore costa fatica e ci distoglie da compiti ben più importanti, come quello di imparare a vivere in modo sano e sereno.

La giusta dose di amore da dare a noi stessi genera una gamma infinita di sfumature di salute, forza, felicità e soprattutto libertà

Cosa succede se si ha una pessima immagine di sé?

Ma se semplicemente non mi voglio bene? Se non so cosa mi piace di me veramente? Se non so in che cosa sono veramente bravo? Se scoprissi che penso solo di dover essere migliore e che non c’è nulla di me che vale la pena amare?

Sapere con precisione per quale motivo ci si deve voler bene non è affatto scontato come può sembrare. La bassa autostima è sempre dietro l'angolo e si finisce per odiare se stessi.

La prima considerazione da fare è che comunque, che vi piacciate o meno, non potete evitare di avere a che fare con voi stessi. Ognuno di noi deve convivere con se stesso per l’intera vita e per questo conviene sicuramente scegliere un rapporto di amicizia e complicità. A volte anche una cosa che non ci piace acquista una bellezza inaspettata quando individuiamo e proviamo ad assumere altri punti di vista.

La prima prospettiva utile da adottare potrebbe essere quella di soffermarsi sul fatto che mente e corpo sono due entità inseparabili ma allo stesso tempo autonome fra di loro.

Interagiscono e si influiscono reciprocamente in continuazione ma non rappresentano, come spesso si tende a dire, una vera unità.

Il corpo funziona in base alle leggi della natura e quindi ha obiettivi legati alla pura sopravvivenza.

La mente dà vita ad obiettivi consapevoli ben diversi e a volte in conflitto almeno apparente con il corpo.

Si potrebbe dire che sono due inquilini di un condominio che devono imparare a convivere e a conoscersi e che non è detto che si piacciano a prima vista.

La seconda prospettiva proposta è che un corpo umano consiste di svariati miliardi di cellule che lavorano insieme in modo meraviglioso e affascinante in ogni istante della nostra esistenza.

Ciò rimane vero in qualsiasi condizione in cui l’organismo si trovi perché, anche nella malattia, rimane sempre qualcosa che funziona bene fino all’ultimo respiro.

È questa moltitudine di cellule che ci permette di vivere, di sentire e di mettere in pratica i nostri desideri.

Sarebbe quindi utile pensare al proprio corpo come ad un animale domestico da accudire o come ad un prezioso regalo della natura.

Se così facessimo risulterebbe più facile evocare una giusta sensazione di benevolenza nei nostri confronti.

In quest’ottica potrebbe essere allora il corpo l’obiettivo concreto del nostro affetto, con lo stesso atteggiamento che saremmo capaci di avere nei confronti di un animale che amiamo.

Focalizzarsi sul corpo rende più facile il perdono e l’aiuto nei propri confronti piuttosto che concentrarsi sul carattere o sulle attitudini mentali, aspetti molto più astratti della nostra persona.

Avere la giusta immagine di se stessi aiuta profondamente nell’auto-gestione e nella capacità di amare noi stessi, cosa indispensabile per poter poi amare anche gli altri.

La giusta immagine è quella che nella percezione personale sveglia la voglia di fare tesoro di quello che è il proprio organismo e la vita in genere. Il prossimo passo è instaurare una vera e propria comunicazione di ascolto e dialogo con il proprio organismo, aspetto che approfondiremo nel prossimo articolo.

Voler bene al proprio corpo per sentirsi meglio

Si può pensare al corpo come ad un insieme di cellule, ad un animale nostro amico che ci protegge, ad un complice, al bambino interiore o a qualsiasi altra cosa che ci faccia piacere e che permetta l’instaurarsi di un dialogo con noi stessi.

Una volta Identificata quell’immagine bisogna avviare una vera e propria comunicazione fatta di dialogo e ascolto.

Ciò che possiamo ascoltare sono le sensazioni fisiche, le emozioni e le intuizioni che nascono spontanee in noi. I pensieri sono le parole della voce interiore che dovrebbe avere sempre un “tono” benevolo e amichevole.

Questa comunicazione interiore accade inconsapevolmente in ogni istante della nostra vita quotidiana. Il corpo sente ogni nostro pensiero e la qualità di vita che una persona percepisce o meno dipende in gran parte dal grado di consapevolezza e riflessione che la persona stessa è in grado di avviare sulla propria esistenza.

Sviluppare il dialogo interiore

Se lasciamo che l’interazione tra mente e corpo avvenga sempre in automatico e in modo inconsapevole, il risultato dipenderà sempre da fattori come il carattere e le abitudini e da elementi esterni mutevoli come le esperienze di vita e l’influenza degli altri.

Quando cominciamo a prendere in mano consapevolmente e in modo gentile il dialogo interiore ci accorgiamo di come possiamo influenzare in positivo le dinamiche emotive e migliorare complessivamente la salute, l’interazione con gli altri e la capacità creativa.

Spesso è di aiuto riflettere sui comportamenti e sulle interazioni che caratterizzano i rapporti con le persone con cui ci troviamo davvero bene. Da un’analisi di quei rapporti positivi e appaganti possiamo estrapolare il linguaggio, le parole, il tono, i gesti e gli atteggiamenti da tenere con noi stessi.

Cosa vi piace che una persona cara vi dica?

La stessa cosa provate a dirla a voi stessi. Come volete essere trattati da una persona che vi vuole bene? Provate a trattarvi nello stesso modo. È utile anche scrivere queste osservazioni per renderle più concrete e per realizzare, parola dopo parola, un vocabolario o un manuale del volersi bene.

In fondo è come imparare una nuova lingua, solo che questa volta si tratta di una lingua interiore da scoprire passo dopo passo, ripetendo consapevolmente i vocaboli preferiti. È un processo graduale che non deve spaventarci.

All’inizio i termini saranno semplici e generici e mano a mano che si acquisisce più dimestichezza si instaura un dialogo più sofisticato e specifico.

Vediamo alcuni esempi di dialogo con l’amico corpo:

  • Come stai?

  • Come possiamo divertirci assieme?

  • Ti lascio respirare lentamente e profondamente

  • Facciamo quello che riusciamo a fare

  • Siamo lungo la strada giusta

  • C’è una soluzione per tutto

  • Sono qui per te

  • Grazie cellule mie che mi aiutate ogni giorno a mettere in pratica quello che voglio e devo fare

  • È normale che tu senta rabbia/paura perché vuoi proteggermi ma ti permetto di stare sereno perché questo problema richiede saggezza invece di forza

  • Ho sentito il dolore e adesso mi rilasso e lascio che anche tu ti sistemi

  • So che mi proponi di mangiare il dolce perché è stata una brutta giornata ma purtroppo lo zucchero aiuta solo per un secondo. Scegliamo qualcosa di meglio: una bella canzone e un piatto di verdure fresche o di frutta colorata e succosa.

  • So che dobbiamo fare questa cosa ma in realtà la possiamo anche fare con piacere perché siamo capaci.

Volersi bene vuol dire smettere di privarsi del piacere, evitare di costringersi e di lottare con il corpo per fargli fare le cose giuste e cominciare invece a fare le cose assieme e a trovare un punto di vista condiviso che renda tutto più facile e piacevole.

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Filippo Ongaro

AUTORE

Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007, autore Bestseller, ideatore del Metodo Ongaro® e ambasciatore Still I Rise

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