I segreti della neuroplasticità: come il nostro cervello si adatta e cresce

In medicina e in biologia siamo stati formati sulla base di alcune idee vecchie e imprecise: quello che è scritto nel DNA è ciò che determina il nostro destino e il cervello non può rigenerarsi e ripararsi e dunque, dopo la fine dello sviluppo, può solo regredire. Al contrario, la capacità del nostro cervello di rigenerarsi in base alle proprie esperienze, detta anche neuroplasticità, apre scenari molto interessanti.

Oggi diventa chiaro che nulla in natura è statico e predefinito e che ogni organismo vivente continua ad adattarsi durante la sua vita alle circostanze e agli stimoli che provengono dall’esterno.

Del resto come ci si poteva spiegare l'adattamento di un atleta e il suo miglioramento continuo con il modello di un organismo statico e predefinito? O ancora, come giustificare i progressi continui di musicisti o grandi scienziati? Spesso si tirava in ballo il talento, qualcosa di indefinibile e quasi magico che una persona ha ed un'altra no.

La nuova idea di un organismo altamente adattabile e plastico rende superfluo ricorrere al concetto di talento. Quello che conta è l'esposizione agli stimoli e chi si espone in modo più specifico e per più tempo vince.

Per anni si pensava che i brasiliani avessero un talento particolare per il calcio. In realtà le loro più spiccate capacità derivano dal fatto che giocano moltissimo di più, fin da piccolissimi, a pallone.

Il nostro cervello è costantemente modellato dall'esperienza. La maggior parte di noi ha comportamenti e pensieri molto diversi oggi rispetto a 20 anni fa. Questo mutamento è dovuto alla neuroplasticità in azione; il cambiamento nella struttura e nell'organizzazione del cervello man mano che sperimentiamo, impariamo e ci adattiamo è un fattore evolutivo.

Con ogni ripetizione di un pensiero o di un'emozione, rafforziamo un percorso neurale - e con ogni nuovo pensiero, iniziamo a creare un nuovo modo di essere. Questi piccoli cambiamenti, ripetuti abbastanza frequentemente, portano a cambiamenti nel modo in cui il nostro cervello funziona.

La neuroplasticità determina che fare un pensiero o svolgere un'azione non costituiscono un evento statico. Si forma una "memoria" per così dire, rafforzandosi nel tempo. È il principio dell'allenamento, dell'apprendimento dopo tutto. E più una parte del cervello viene stimolata, più quella parte diventa forte. 

In termini ancora più pratici: le connessioni all'interno del cervello diventano costantemente più forti o più deboli, a seconda di ciò che viene utilizzato. I giovani cambiano facilmente; il loro cervello è molto plastico. Con l'età il cambiamento non è così facile; il cervello perde parte della sua plasticità e noi diventiamo meno elastici nel modo in cui pensiamo, impariamo e percepiamo.

In termini scientifici, il processo di neuroplasticità non è un processo rapido o semplice; piuttosto, si svolge per tutta la vita e può coinvolgere altri processi. Oltre ad alterare le sinapsi neurali e i relativi percorsi, può comportare cambiamenti nei neuroni, nelle cellule vascolari e nelle cellule della glia.

La neuroplasticità va di pari passo con la potatura sinaptica, che è la modalità in cui il cervello cancella le connessioni neurali che non sono più necessarie o utili e rafforza quelle necessarie.

Il modo in cui il nostro cervello decide quali connessioni potare dipende dalle vostre esperienze di vita e da quanto recentemente sono state utilizzate le connessioni. Allo stesso modo, i neuroni che si indeboliscono a causa del sottoutilizzo muoiono attraverso il processo di apoptosi. In generale, la neuroplasticità è lo strumento con il quale il cervello perfeziona la propria efficienza.

Efficienza e riparazione

La neuroplasticità si verifica continuamente man mano che si imparano e si memorizzano nuovi dati, il cervello è in costante sviluppo; tuttavia, può anche essere stimolata da un trauma fisico. In questi casi, la neuroplasticità serve come meccanismo adattativo che permette a un individuo di compensare una perdita funzionale, dopo aver subito un trauma fisico. 

Ad esempio, se qualcuno subisce una lesione cerebrale, la neuroplasticità permette al cervello di "ricablare" se stesso al fine di ripristinare o massimizzare il funzionamento ricostruendo i circuiti neurali e permettendo alla parte non danneggiata di prendere il sopravvento su quella danneggiata.

Come puoi sfruttare la neuroplasticità per imparare più cose

Nel caso specifico del cervello, gli adattamenti agli stimoli avvengono per lo meno in due modalità interconnesse:

  1. A livello anatomico e strutturale: è possibile ottimizzare i processi di protezione e rigenerazione neuronale intervenendo sui 4 Fondamenti della Salute. Nutrizione corretta, integrazione alimentare con specifici nutrienti come gli omega 3, allenamento fisico con rilascio di sostanze che favoriscono la riparazione dei neuroni (BNDF) e gestione dello stress, sono tutti fattori fondamentali per proteggere il cervello, il nostro organo più delicato. Questi stimoli agiscono sull'anatomia del cervello da cui dipende la sua capacità funzionale.

  2. A livello funzionale ed operativo: l'esposizione costante ad una pratica deliberata porta nel tempo a migliorare la prestazione in quella specifica attività e perfino a cambiare il carattere. Questi cambiamenti sono permessi dal processo di adattamento a livello neurologico, ma sono indotti dagli stimoli stessi e dalla loro costante richiesta di miglioramento. Si parla in questo caso di neuroplasticità ed adattamento. Un campo alla base di determinati percorsi riabilitativi.

Oggi sappiamo che il carattere è il risultato stabile delle abitudini acquisite attraverso una serie di pratiche deliberate, giuste o errate che siano.

Non si tratta di qualcosa di congenito o immutabile. E spesso tendi a confondere la causa con l'effetto. Se sei pigro non è perché sei nato così, ma perché sei diventato così. Se inizi ad adottare abitudini diverse il risultato sarà di trasformare il tuo carattere e di rendere facile ed automatico ciò che ti risultava difficile e complesso.

Se di un pianista apprezzi l'enorme talento, vorrà dire che stai sottovalutando le tante ore di esercizio a cui esso si è sottoposto negli anni, fin dalla tenera età. Non è infatti un caso che si diventi particolarmente abili con l'esercizio, specie se prolungato nel tempo e dalla tenera età. In sostanza si approfitta della capacità di adattamento del cervello per acquisire delle abilità. Pensa a tennisti come Agassi, Djokovic o Federer che hanno iniziato fin dalla tenera età.

Da un mondo di certezze statiche siamo entrati in uno fatto di possibilità e adattamento.

Puoi scegliere di cambiare davvero

Puoi sfruttare i meccanismi della neuroplasticità per innescare abitudini positive. Ovviamente si tratta di un'arma a doppio taglio: le cattive abitudini si formano proprio perché abitui il cervello a fornire quel tipo di risposte. In fondo potresti sviluppare un talento del tutto involontario per il non fare niente, prendere chili, bere e fumare troppo...

In sostanza, la neuroplasticità opera come una grande opportunità per cambiare la tua vita in meglio. È un grimaldello che ti dice che non hai davvero scuse: se vuoi fare una cosa falla, se vuoi raggiungere un obiettivo mettiti all'opera perché avrai un valido alleato nel tuo corpo e nel tuo cervello.

Sei la sommatoria di quello che fai giorno dopo giorno, e ti voglio dire che il cambiamento che devi innescare non è drastico. Non puoi pensare di imparare a suonare il pianoforte con una full immersione di 70 ore in 4 giorni. È molto più facile impararlo suonando un'ora al giorno per 70 giorni. Perché prendi l'abitudine e non smetterai più unendo al lavoro l'esperienza.

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Filippo Ongaro

AUTORE

Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007, autore Bestseller, ideatore del Metodo Ongaro® e ambasciatore Still I Rise

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