Come funziona il meccanismo del combatti e fuggi e perché è importante

Come funziona il meccanismo del combatti e fuggi e perché è importante

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Il meccanismo ancestrale del "combatti o fuggi" (fight or flight) è una risposta che il nostro organismo mette in atto ogni qualvolta si sente in pericolo.

Una reazione da stress fondamentale per sopravvivere

Modulata secondo i canoni della sopravvivenza in campo aperto, tipica dell'era primitiva, la reazione da stress prevedeva un adattamento immediato, con precise connotazione fisiologiche (rilascio di adrenalina, aumento della frequenza del battito cardiaco e della respirazione) che mettevano l'organismo in grado di operare una scelta rapida: fuggire o combattere.

Ai nostri giorni i pericoli di questo tipo sono molto più limitati e riguardano l'ambiente urbano, in zone particolarmente pericolose; il combattimento vero e proprio, riservato perlopiù a soldati professionisti. Nella vita comune però è difficile imbattersi in situazioni del genere, eppure la reazione esiste ancora e viene messa in atto più spesso di quanto tu non creda.

Dal punto di vista psicologico, sono tanti i motivi che possono appesantire le nostre giornate, dalla famiglia al lavoro, dalla salute alla situazione economica. 

È in casi come questi, di stress continuato, che il nostro organismo innalza le difese con reazioni di "combatti o fuggi".

Degli effetti dello stress prolungato ho già scritto altrove, ha effetti non solo psicologici, ma anche fisici: aumento del livello di zuccheri nel sangue, della pressione e abbassamento delle difese immunitarie.

Una condizione di stress permanente (distress, secondo la definizione di Hans Seyle), che ci accompagna da mattino a sera e si ripercuote negativamente anche sulla qualità del sonno notturno (foto di Andrew Martin, Pixabay).

Cosa succede durante questa reazione?

Come già accennato, di fronte ad una minaccia impellente, il corpo si attiva per reagire. Ma cosa succede da un punto di vista scientifico?

L’amigdala, presente nell’encefalo, è la sentinella delle emozioni umane e percepisce all’istante un eventuale segnale di allarme. Agisce sull’ipotalamo che, a sua volta, in una reazione a catena, coinvolge l’ipofisi ed è così che il corpo produce una scarica di ormoni che ci preparano all’azione. 

Durante il rilascio di adrenalina e cortisolo (l'ormone dello stress, utile in circostanze come queste) si verifica:

  • l’aumento del tono muscolare:
  • della frequenza cardiaca 
  • e del ritmo di respirazione

In questo modo si verificano le condizioni per una risposta fisica e mentale.

Durante questa fase di stress registriamo:

  • Battito cardiaco e respirazione accelerati, per aumentare il tono muscolare e aumentare la quantità di ossigeno;
  • Pallore in viso o al contrario rossore improvviso, per via del flusso sanguigno alterato;
  • Capacità di coagulazione aumentata, per prevenire danni in caso di ferite;
  • Dilatazione delle pupille, per aumentare la capacità di osservazione e percezione del segnale di pericolo;
  • Tremore diffuso, perché i muscoli diventano tesi e pronti a scattare.


Posto che minacce simili sono molto meno frequenti, spesso siamo vittime di una reazione spropositata, che ci pone di fronte a risposte da stress esasperate che si cronicizzano, in seguito ad attacchi d'ansia, di panico, fobie e soprattutto preoccupazioni.

In casi come questi è utile riconoscere i segnali di allarme e mettere in campo delle azioni in grado di rilassare il corpo.

Tra le più importanti, ricordiamo:

  • Le tecniche di rilassamento, che contemplano la respirazione addominale profonda,  così come pratiche di yoga o tai chi e visualizzazione di scene di calma, pace e tranquillità. La pratica del mindfulness può essere più che utile. La meditazione è fondamentale.
  • L’attività fisica ripetuta nel tempo aiuta il corpo a bilanciare gli ormoni, a fornire risposte più adeguate ai pericoli, a rinforzare l'organismo e il cervello.
  • Le relazioni sociali, che è ormai dimostrato come siano in grado di migliorare la vita di ognuno di noi e aumentare la longevità. Il supporto emotivo da parte di parenti ed amici provoca il cosiddetto effetto buffering, molto utile in caso di stress cronico e momenti di crisi.

In generale, nella vita moderna, la reazione combatti e fuggi può cronicizzare una situazione di stress già preoccupante.

Il consiglio che ti posso dare è quello di diminuire lo stress e puoi iniziare a farlo in due direzioni: capendo che non puoi controllare tutto e quindi arginando l'impatto degli eventi sulla tua vita, soprattutto quelli che non ti riguardano e dai quali puoi staccarti. E darci dentro con un mix di esercizio fisico e meditazione, per sgomberare la mente.

Impara a meditare per alleviare lo stress

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Filippo Ongaro

AUTORE

Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007, autore Bestseller, ideatore del Metodo Ongaro® e ambasciatore Still I Rise

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